venerdì 26 dicembre 2008

Universal War One

Secondo volume preso a Lucca e finito di leggere solo da alcuni giorni. Nel complesso una storia decisamente non comune nell'ambito delle pubblicazioni italiane. Disegni ottimali, spinta decisa verso un genere di nicchia, la SF hard, piena zeppa di teorie e ipotesi, dove la storia basa il suo svolgersi proprio su queste teorie.

I disegni sono la parte forte, se tutto l'arco è ottimamente disegnato, ci sono alcune tavole curate da Bajram in maniera magistrale, mentre la storia risulta spesso allungata e con un paio di infodump che nelle ipotesi del Bajram sceneggiatore sono necessarie, ma che a posteriori costituiscono le fondamenta per i fatti successivi solo in parte.

E questo è il problema maggiore, perché la storia risulta godibile, non certo innovativa, ma di grande impatti visivo e con le caratterizzazioni di alcuni personaggi, non tutti sia ben chiaro, decisamente riuscite.

Le note negative sono poche, ma quasi tutte relative alla sceneggiatura, i primi il paradosso temporale che si viene a creare con il ritorno nel passato di Mario e l'introduzione forzata, nel xx secolo, dei moduli antigravità. Errore che risulta identico in Star Trek IV: rotta verso la terra, quando si introduce un nuovo elemento della California del 1985, circa.

Questo punto, in entrambi i casi messo a pochi attimi dalla fine, risulta faticoso da comprendere appieno, e richiederebbe l'introduzione di un possibile futuro precedente, altro concetto difficile da digerire, che inventi questo oggetto precedentemente. In tutto questo il personaggio di Kalish ripete costantemente che i paradossi temporali potrebbero distruggere l'universo, in caso accadessero, ma il risultato finale è un enorme paradosso eternamente simile a se stesso.

Piccolo appunto esterno: Bejram spesso critica il sistema capitalistico occidentale come male assoluto, ma descrivendo il mondo delle C.I.C., lo dipinge molto simile, tecnologie a parte, all'odierna Cina. Che anche questo sia un paradosso?

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