I disegni sono la parte forte, se tutto l'arco è ottimamente disegnato, ci sono alcune tavole curate da Bajram in maniera magistrale, mentre la storia risulta spesso allungata e con un paio di infodump che nelle ipotesi del Bajram sceneggiatore sono necessarie, ma che a posteriori costituiscono le fondamenta per i fatti successivi solo in parte.
E questo è il problema maggiore, perché la storia risulta godibile, non certo innovativa, ma di grande impatti visivo e con le caratterizzazioni di alcuni personaggi, non tutti sia ben chiaro, decisamente riuscite.
Le note negative sono poche, ma quasi tutte relative alla sceneggiatura, i primi il paradosso temporale che si viene a creare con il ritorno nel passato di Mario e l'introduzione forzata, nel xx secolo, dei moduli antigravità. Errore che risulta identico in Star Trek IV: rotta verso la terra, quando si introduce un nuovo elemento della California del 1985, circa.
Questo punto, in entrambi i casi messo a pochi attimi dalla fine, risulta faticoso da comprendere appieno, e richiederebbe l'introduzione di un possibile futuro precedente, altro concetto difficile da digerire, che inventi questo oggetto precedentemente. In tutto questo il personaggio di Kalish ripete costantemente che i paradossi temporali potrebbero distruggere l'universo, in caso accadessero, ma il risultato finale è un enorme paradosso eternamente simile a se stesso.
Piccolo appunto esterno: Bejram spesso critica il sistema capitalistico occidentale come male assoluto, ma descrivendo il mondo delle C.I.C., lo dipinge molto simile, tecnologie a parte, all'odierna Cina. Che anche questo sia un paradosso?
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